AQUILA ALTERA

Casella di testo: Associazione per la Musica Antica

 

 

 


Dolce lo mio drudo

musiche tra tradizione scritta e tradizione orale

 

Maria Antonietta Cignitti

canto, arpa, ghironda, percussioni

 Emiliano Finucci

canto, viella

Luciana Mattioli

flauti dritti, flauto e tamburo, flauto doppio, cornamusa, voce

Marco Giacintucci

vielle, voce

Antonio Pro

liuto, oud, voce

Marco Cignitti

zampogne, launeddas

Massimiliano Dragoni

percussioni, salterio a percussione

 

 

 

 

 

 

A Santa Maria dadas.live

 

 

 

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L’interpretazione connessa ai repertori musicali “antichi” prevede, ai nostri giorni, molteplici stili ed altrettante intuizioni capaci di coinvolgere la sfera puramente estetica. La storia della “storiografia musicale” ha introdotto tematiche piuttosto affascinanti riguardo i rapporti tra musica colta, dunque la musica scritta, e musica popolare, in altre parole quella musica che deve la propria esistenza alla forma di trasmissione orale.

 

L’accostamento tra questi repertori, chiaramente distinti, è stato proposto da svariati teorici ed esecutori di musica antica. Il repertorio proposto in questo concerto, verte sul rapporto “possibile” tra le sfere sopra evidenziate. Non a caso, brani appartenenti a noti manoscritti del XIII e XIV secolo, prodotti in Italia, vengono intervallati da brani nati, pensati e conservati appositamente per uno degli strumenti più conosciuti nell’ideale della musica tradizionale italiana, la “Zampogna”. Strumento dai nobili natali, la zampogna, oramai posta in un ipotetico “dimenticatoio”, rimane saldamente legata al suo repertorio, che varia dalla musica di natura profana, come le danze (si pensi al saltarello), e di natura sacra, (ad esempio le Pastorali).  

 Agli strumenti storici ricostruiti con lo scopo di riprodurre un filologico esempio musicale, precedono le voci, “lo strumento naturale” per antonomasia, inneggiato a tale potenzialità sin dai tempi più remoti. E la voce è l’elemento preminente di due ballate del codice Reina “Dolce lo mio drudo” e E vantende segnor mio” che rivelano un tipo di musica diversa da quella della musica colta normalmente registrata nei manoscritti dell’epoca e richiamano, per le loro caratteristiche, antichi canti siciliani monofonici. 


Sempre ai secoli XIII e XIV appartengono altri brani proposti nel concerto: tra questi, le Cantigas de Santa Maria, volute e conservate dal sovrano di Castiglia e Leon nel XIII secolo, il rey Alfonso X el Sabio. Anche in questo caso, oltre all’importanza formale dei brani, oltre quattrocento brani poetici di devozione mariana, possiamo notare come molti esempi, in esse presenti, derivano direttamente da brani gregoriani già noti all’epoca e da melodie di natura popolare provenienti dalla cultura musicale francese, oltre agli influssi tipicamente arabi dovuti alla presenza dei Califfati islamici presenti nella penisola iberica.  


Le voci rispondono, in questi brani, ad una duplice necessità: il narrare melodicamente brani di altre epoche, il ricondurre armonicamente gli strumenti ad una sfera superiore e per questo carica d’enfasi, come nel caso del brano conclusivo, ove sulla zampogna verranno inneggiati i versetti appartenenti ad una delle laudi medievali più conosciute.

Maria Antonietta Cignitti, Massimiliano Dragoni


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