AQUILA ALTERA

Casella di testo: Associazione per la Musica Antica

 

 

 


CANTIGAS

miracoli alla corte di re Alfonso

 

Maria Antonietta Cignitti

canto, arpa,

 Emiliano Finucci

canto, viella

Luciana Mattioli

flauti dritti, flauto e tamburo, flauto doppio, cornamusa, voce

Marco Giacintucci

vielle, voce

Antonio Pro

liuto, oud, chitarrino medievale, voce

Massimiliano Dragoni

percussioni, salterio a percussione, organistrum, campane

 

Crypta Canonicorum

ensemble vocale

 

Enrico Fink

voce recitante

 

 

 

 

 

 

 

 

Santa Maria strela do dia. LIVE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sotto il nome di CANTIGAS DE SANTA MARIA si intende una raccolta di più di 400 canti "cantigas" dedicati alla Vergine Maria realizzata da Alfonso X El Sabio (1221-1284) che rappresenta la collezione più grandiosa della monodia iberica. Alfonso X, figlio di Ferdinando III e di Beatrice di Svevia, tra il 1270 ed il 1283, compose raccolse e fece comporre quindi i 420 canti conosciuti appunto come Las Cantigas de Santa Maria. Questi canti sono presenti in quattro codici, di cui tre notati e riccamente miniati, essi riproducono in pratica l'intero strumentario medievale. Le miniature riproducono coppie di suonatori, talvolta in costume moresco (una ulteriore prova della possibile comunicazione tra le due culture musicali, oltre alle note di bilancio del tesoriere di Alfonso X, che segnalano musicisti mori tra gli stipendiati), e alcune di esse ci possono illuminare sull’esecuzione, anche ricca dal punto di vista dell'organico, delle cantigas: si vede infatti il re Alfonso, durante l'esecuzione di una cantiga, circondato da un buon numero di musicisti, cantanti e danzatori.

 I testi poetici e la musica delle Cantigas derivano da fonti svariatissime. Furono composti in lingua gallego-portoghese, che fu la lingua della poesia lirica della Castiglia fino al XIV secolo, e narrano storie di pellegrinaggio, di peccato e di devozione profonda in cui interviene miracolosamente Santa Maria, per premiare o per punire e ogni dieci cantigas che potremmo definire narrative, ce n'è una de loor, cioè di lode.

E’ interessante inoltre come le cantigas ci restituiscano attraverso i loro racconti uno spaccato della società del tempo; infatti l’oggetto dei miracoli raccontanti spesso non è la narrazione di fatti eccezionali ed eroici, ma di piccoli momenti di vita vissuta, di difficoltà quotidiane in cui l’azione miracolosa della Madonna è richiesta per risolvere beghe familiari, intrighi  di corte e sotterfugi amorosi.
Le melodie sono talvolta totalmente originali altre denunciano un debito nei confronti di probabili fonti popolari, liturgiche e para – liturgiche, della musica trobadorica e forse anche della contaminazione con la letteratura musicale degli arabi, che dominavano il sud della penisola iberica. Tra le varie forme musicali quella che compare più spesso è quella che si avvicina al
virelai con il seguente schema: A \ B \ A1; (dove A1 presenta la stessa melodia di A).

Il canto gregoriano fu una delle diverse fonti da cui le Cantigas presero forma e vita. Esso nasce in seno alle prime comunità cristiane; le sue melodie sono strettamente legate alla creazione e trasformazione delle forme liturgico-musicali e alla composizione di testi per le nuove festività che gradualmente andavano ad inserirsi nell’anno liturgico; dovranno passare otto secoli perché il canto liturgico cristiano si costituisca in repertorio completo e stabile.

Il canto gregoriano, così come oggi lo conosciamo, ebbe origine quando il canto romano (ossia la versione melodica romana) fu introdotto in Francia da Pipino e Carlo Magno, il quale con la sua Admonitio generalis del 23 marzo 789 dispose l’assunzione della liturgia romana in tutto l’impero. 

I cantori papali iniziarono a recarsi in Francia per insegnare la versione melodica romana dei canti ai Franchi, i quali lo rielaborarono nel loro linguaggio musicale e produssero in tal modo una nuova versione melodica ibrida tra quella romana e gallicana che è il Canto Gregoriano. 

Nella Spagna, dove il nucleo più importante della liturgia ispanica si era consolidata attorno al VI secolo, il gregoriano viene adottato definitivamente, sostituendosi al canto liturgico locale, dopo il concilio di Burgos nel 1085.  

Il concetto di composizione musicale nel medioevo si basava sulla rielaborazione di materiale melodico esistente e non nell’invenzione creativa. 

È così i compositori delle Cantigas hanno attinto a melodie già conosciute rielaborandole per creare l’intero corpus di canti in onore della Vergine. In alcuni casi, come in Nenbresse, Madre de Deus”, il compositore non solo ha impiegato la melodia del Recordare, Virgo Mater” ma ha anche parafrasato il testo latino traducendolo e riadattandolo con glosse alla loro lingua parlata. Anche le melodie delle sequenze di Pasqua Victime paschali laudes e della liturgia dei defunti Dies irae sono rielaborate rispettivamente nel Rosas das rosas e in Santa Maria, Sennor. 

Maria Antonietta Cignitti, Emiliano Finucci


Il Medioevo nasce e si sviluppa come contenitore ideale di molteplici innovazioni artistiche, scientifiche, culturali. Tale presupposto indica come nelle discipline dell’epoca le influenze provenienti da più aree contaminassero in maniera efficace le nuove prospettive delle scienze umane. Tra le Arti del Quadrivium, una delle più importanti era sicuramente l’ars musica. La musica, per i medievali, riguarda pressoché tutte le cose: Dio e le creature, “incorporeas et corporeas”, realtà celesti e umane, scienze teoriche e pratiche.

Tra il XIII e il XIV sec. lo sviluppo della Facoltà delle Arti, il Francescanesimo, le Confraternite, la “temporalità” della Chiesa, apportarono un forte impulso alle innovazioni culturali in tutta Europa. Esempio di tali presupposti è la copiosa produzione di componimenti dedicati al culto della Vergine, come dimostrano ad esempio le Laudi, Cantigas o i Miracoli de Notre Dame di G. de Coincy.

Le ragioni per cui tale movimento si espresse tramite poesia per musica in lingua volgare, in aree culturali ed ambienti sociali assai diversificati, sono oggetto di discussione, come vivo si mostra il dibattito sulle influenze musicali che originarono le distinte forme: musica paraliturgica destinata a varcare le mura ecclesiastiche per convivere con la società laica, in particolar modo con le corporazioni. Ciò che rende significativa tale produzione è l’influenza liberata dal Concilio Laterano IV, (1215), che proponeva la lotta all’eterodossia dando impulso alla devozione mariana, adottata come propaganda anti-ereticale.

L’ideale di Innocenzo III venne raccolto da molti nobili cristiani, dalle crociate ai movimenti della Reconquista nella penisola Iberica. Proprio in quest’ultima venne alla luce una delle più copiose produzioni musicali di tutti i tempi: le Cantigas de Santa Maria, oltre 400 canti paraliturgici in lingua gaelo –portoghese dedicati al culto mariano.

Mecenate di tale produzione, portavoce dell’editto papale, è il re di Castilya y Leon: il re Alfonso X el Sabio, alla cui corte conferivano artisti, poeti e musicisti dal nord Africa a tutta l’Europa. Appartenente ad una delle famiglie nobili cattoliche più vicine alla causa della Reconquista (la “cacciata dei califfati arabi dalla Spagna” presenti nella penisola dal IX sec.), Alfonso, esperto astrologo, poeta, musico, scienziato, seppe confermare le proprie tendenze politiche e religiose mantenendo fede alle parole del concilio.

Interessante risulta senz’altro il legame tra tali componimenti e la musica di matrice liturgica. Alcuni studiosi hanno sottolineato come le cantigas, da un punto di vista melodico, debbano molto al repertorio gregoriano.

Il XIII secolo vede tra le pratiche musicali diffuse quella del Contrafactum, ovvero l’utilizzo di melodie piuttosto conosciute alle quali applicare testi differenti e in alcuni casi modi ritmici compiacenti agli ambienti ai quali esse venivano destinate.

Il progetto dell’ensemble Aquila Altera si snoda attraverso tale concezione: da un lato l’esecuzione dei brani originali appartenenti al repertorio gregoriano e dall’altro la loro versione monodica, “contraffatta”, paraliturgica, strumentale e cantata in lingua volgare.

Estrema importanza verrà infine affidata alla parola, al testo e alla recitazione, capaci di condurre il pubblico attraverso le narrazioni dei miracoli e all’interno della corte di Alfonso X nel clima culturale ed artistico  del XIII sec.

 Masssimiliano Dragoni

 

 

 


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